
Per Pino Masciari diamoci appuntamento alle 20 di oggi venerdi 25 maggio davanti alla prefettura di Torino. Passate parola.

Perchè ogni volta che Pino tocca il suolo Calabrese la scorta si dissolve come neve al sole?
Lui ha fatto nomi, cognomi e parentele di chi sprezzantemente gli ha chiesto il pizzo danunciando il sistema corrotto. Lui non si è piegato ed ora non si sa dov’è. E’ scomparso ieri da Cosenza, dalle 8 di ieri mattina non si sa più nulla di lui. E’ salito sul treno per tornare “al sicuro” (anche se non si è mai al sicuro) qua a Torino. Non è raggiungibile da allora.
Ministero, con che faccia guarderete Marisa negli occhi?
La notizia non è ancora confermata ma le piste di mafia si fanno sempre più insistenti. È confermata la morte di una ragazza con la colpa di andare al mattino a scuola: come le guerre di mafia che sembrano così lontane nei tempi e raccontiamo tutti i giorni di tutto l’anno proprio dentro le aule delle scuole. Si muore perché si svolge la propria funzione quotidiana. Come nemmeno nelle guerre, perché lì i civili sono annoverati tra gli “errori” e invece qui la scuola è l’obiettivo. Che i giorni siano quelli delle commemorazioni di Falcone e Borsellino, che proprio a Giovanni Falcone e alla moglie sia intitolato quell’istituto, che la carovana antimafia proprio oggi passasse di lì e che il nuovo sindaco appena insediato abbia dimostrato di avere le idee chiare sul tema sono le schegge di una prefazione che mette i brividi.
Io non so cosa si potrebbe scrivere della mafia che mette le bombe fuori da una scuola. Non abbiamo le parole, noi, la nostra generazione. È una di quelle storie che riusciamo a ricordare ma per viverle dobbiamo inventarci parole del presente che sono tutte da ricostruire, dolori e paure che suonano corde così in basso che non sappiamo più come abitare.
Se la mafia va fuori da una scuola (e aspettiamo le notizie e le conferme) significa che ha deciso di allargare i livelli. Che mentre pascola con i colletti bianchi sta perdendo terreno tra i giovani, nelle piazze. Nelle scuole, appunto.
E allora bisogna rimanere uniti. Ripartire. Stringersi con forza. Perché mentre il Paese brancola nel buio qualcuno rimane morto ammazzato sotto la suola delle incertezze. E perché lì, nelle scuole, la rivoluzione per la bellezze e per “quel fresco profumo di libertà” di cui parlava Borsellino è iniziata da un pezzo.