Bonjour a tout le monde


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"Mi sento molto meglio oggi perchè ho capito che tutti dobbiamo morire e lei non fa eccezione."

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yesiamdrowning ha risposto al tuo link: PINO E’ SALVO! E’ TORNATO (da solo eh, MA TORNATO)!

mica c’ho capito molto su sta storie eh… ;)

Mah semplicemente la storia parte dal fatto che Pino Masciari è un testimone di giustizia. Dal 1997 lui con la sua famiglia è entrato in un programma speciale di protezione per aver denunciato la ’ndrangheta e le sue rispettive collusioni politiche. Da Catanzaro, lui e la famiglia, si sono dovuti spostare a Torino dove tutt’ora dovrebbero abitare. Quando si sposta ha sempre, un minimo di scorta, però un fatto anomalo avviene quando mette piede in suolo Calabrese dove gli viene negato completamente il diritto ad essa. 

Qui entrano in scena questi ultimi giorni.
Qua in Piemonte, come nel resto d’Italia, siamo tutti legati a Pino e quando abbiamo saputo che era in terra Calabrese ci siamo subito allarmati del fatto che gli sarebbe stata negata la scorta. (Perchè succede ogni santissima volta…).
Ovviamente questo è successo. Tolta la scorta Pino si è ritrovato solo in una terra che gli puzza di minaccia. Si sapeva solo che sarebbe dovuto partire in treno per tornare a Torino, lui testimone di giustizia, da solo, in treno, in Calabria. 
Eravamo allarmatissimi e incazzatissimi. Allarmati perchè Pino non rispondeva, aveva il telefono staccato, e per più di 24 h non abbiamo avuto sue notizie e incazzati con il ministero per la scorta mancante. Se devo essere sincera avevamo tutti paura e ci siamo subito mobilitati. Marisa, sua moglie, era turbata come lo erano i suoi amici più cari. Si è anche pensato al peggio, ma era troppo presto per dirlo. La rabbia per la poca sicurezza e la paura per quello che sarebbe potuto accadere hanno reso sti giorni veramente invivibili…

 Spero che la storia sia un po’ più chiara ;) 

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PINO E' SALVO! E' TORNATO (da solo eh, MA TORNATO)!

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La paura si è tramutata in ansia mista rabbia.

Per Pino Masciari diamoci appuntamento alle 20 di oggi venerdi 25 maggio davanti alla prefettura di Torino. Passate parola.

Perchè ogni volta che Pino tocca il suolo Calabrese la scorta si dissolve come neve al sole? 
Lui ha fatto nomi, cognomi e parentele di chi sprezzantemente gli ha chiesto il pizzo danunciando il sistema corrotto. Lui non si è piegato ed ora non si sa dov’è. E’ scomparso ieri da Cosenza, dalle 8 di ieri mattina non si sa più nulla di lui. E’ salito sul treno per tornare “al sicuro” (anche se non si è mai al sicuro) qua a Torino. Non è raggiungibile da allora. 

Ministero, con che faccia guarderete Marisa negli occhi? 

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24 ore senza notizie da Pino: alcune considerazioni.

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Morire di scuola. Per mafia?

La notizia non è ancora confermata ma le piste di mafia si fanno sempre più insistenti. È confermata la morte di una ragazza con la colpa di andare al mattino a scuola: come le guerre di mafia che sembrano così lontane nei tempi e raccontiamo tutti i giorni di tutto l’anno proprio dentro le aule delle scuole. Si muore perché si svolge la propria funzione quotidiana. Come nemmeno nelle guerre, perché lì i civili sono annoverati tra gli “errori” e invece qui la scuola è l’obiettivo. Che i giorni siano quelli delle commemorazioni di Falcone e Borsellino, che proprio a Giovanni Falcone e alla moglie sia intitolato quell’istituto, che la carovana antimafia proprio oggi passasse di lì e che il nuovo sindaco appena insediato abbia dimostrato di avere le idee chiare sul tema sono le schegge di una prefazione che mette i brividi.

Io non so cosa si potrebbe scrivere della mafia che mette le bombe fuori da una scuola. Non abbiamo le parole, noi, la nostra generazione. È una di quelle storie che riusciamo a ricordare ma per viverle dobbiamo inventarci parole del presente che sono tutte da ricostruire, dolori e paure che suonano corde così in basso che non sappiamo più come abitare.

Se la mafia va fuori da una scuola (e aspettiamo le notizie e le conferme) significa che ha deciso di allargare i livelli. Che mentre pascola con i colletti bianchi sta perdendo terreno tra i giovani, nelle piazze. Nelle scuole, appunto.

E allora bisogna rimanere uniti. Ripartire. Stringersi con forza. Perché mentre il Paese brancola nel buio qualcuno rimane morto ammazzato sotto la suola delle incertezze. E perché lì, nelle scuole, la rivoluzione per la bellezze e per “quel fresco profumo di libertà” di cui parlava Borsellino è iniziata da un pezzo.